giovedì 17 agosto 2017

Sull'emigrazione italiana in Argentina: la zona di Rosario

Rosario (Argentina), il Palazzo di Giustizia in Piazza Martin nel XIX secolo - Dall'Archivio Fotografico del Museo della Canzone di Vallecrosia (IM)

Nella città di Rosario, sin dal 1848, cioè sin dal suo nascere, aveva avuto prevalenza l'elemento italiano su tutta la collettività cosmopolita che costituì la sua compagine sociale. Nel 1858, su una popolazione totale di novecentosettantotto persone contava ottocentotrentasei Italiani che salirono alla cifra di 2940 nel 1871 ed a quasi seimila nel 1876.
E poiché fino dal 1871 l'Agenzia consolare di Santa Fé era stata annessa a quella di Rosario, la popolazione italiana delle due città, dei sobborghi e quintas (orti) condotti da connazionali, e delle quaranta colonie agricole attornianti la città, si calcolava da dodici a quindicimila anime.
L'emigrazione italiana verso questo centro d'affari era sempre stata crescente. Il nostro console in Rosario, Luigi Petich, volle nel 1870 fondare alcune colonie nelle vicinanze della città. Ad una di esse pose nome Nuova Italia, ed era situata sul Rio Parana a quattro leghe da Rosario, con quindici famiglie ed ottanta persone tutte italiane. All'altra diede nome Nuova Spagna. Ma tutte e due dovettero fondersi insieme e nessuna delle due divenne prosperosa come il Petich aveva sperato.
Nel 1870 veniva creata ancora la colonia Jesus Maria, la più fertile e la più importante del dipartimento Iriondo-Rosario. S'estendeva per cinque leghe lungo la costa del Rio Parana, ed in un campo dove due anni prima pascolavano solo gli armenti, nel 1872 si formò un villaggio fiorente con un tempio così bello che neppure Rosario ne possedeva uno simile. (Su 950 persone, componenti 180 famiglie agricole, 768 erano italiane, 130 argentine, 52 francesi).
Alcune di queste famiglie meritano speciale menzione. La famiglia Grasso giunta nel 1869 dal Piemonte a Montevideo, passò successivamente nella colonia Jesus Maria. Contrasse un debito coloniale ma riuscì a liberarsene; acquistò varie concessioni, fabbricò case, introdusse strumenti e macchine agricole e s'arricchì. Nel 1872 raccolse duecennto fanegas (circa 220 quintali) di granoturco e frumento di ottima qualità. La famiglia Pastore, pure piemontese, giunse alla colonia San Carlos, ove dimorò otto anno. Passò poi nel 1870, a Jesus Maria dove s'arricchì e dove attirò altri Italiani. Nel 1872 possedeva già alcune case, un mulino e diverse cuadras coltivate ad orto ed a frutteto. In quest'anno con semenza di venti fanegas di grano (22 quintali circa) ne raccolse trecento, nonostante la perdita di un terzo del raccolto guastato dalle piogge. Il mulino Pastore mosso da muli, macinava il grano per tutta la colonia.
La famiglia Fraire giunse nel 1868 anch'essa dal Piemonte; acquistò due concessioni nella colon di San Carlos dove rimase un anno e mezzo. Passò poi a Jesus Maria ove acquistò tre altre concessioni. Nel 1872 questa famiglia era proprietaria di due case, di una mascalcia, e di un podere. In quell'anno raccolse duecento fanegas di grano e trecento di granoturco.
La famiglia Colmeno era invece d'origine lombarda. Giacomo Colmeno arrivò a Santa Fé nel 1871 con passaggio gratuito. Andò subito alla colonia Corondina e nel giugno dello stesso anno a Jesus Maria. Ebbe anticipazioni dai proprietari e secondato dalla fortuna, raccolse in breve circa settecento fanegas di grano, seicento delle quali vendette in una sola volta al prezzo di quattro boliviani (16 lire) la fanega. Possedeva cinque concessioni, due ranchos, animali e macchine.
Alberdi è un paesello che dista pochi chilometri da Rosario, e nel quale i ricchi dell'industre città hanno costruite ville, alcuni per trascorrervi qualche mese d'estate ed altri per passarvi tutto l'anno. Fu fondato dall'italiano Puccio. Superiore ad ogni elogio fu la fabbrica di mattonelle che, iniziata da solerti e laboriosi Italiani (Pederzini Edoardo, Malagosi Vincenzo, Della Mora Pietro e Sante Civilotti) si è trasformata in un grandioso stabilimento industriale. Un nostro ricco connazionale, Guglielmo Malberti di Novara, garibaldino del 1866, fu l'anima della commissione edilizia di questo paesello. Un giorno Rosario distaccherà in Alberdi il club delle regate.
Nelle altre province dell'Argentina il movimento migratorio italiano fu più lento e si rese sensibile ed evidente solo immediatamente dopo il 1870. Se si eccettuano queste due province di Buenos Aires e Santa Fé, negli altri Stati dell'Argentina gli Italiani non vanno spontaneamente: perché quantunque vi siano in essi terreni fertilissimi, sono tuttavia troppo lontani dai porti di mare.
L'Italiano, al Plata, non s'amalgama con la popolazione locale e neppure desidera vivere da solo in mezzo ad estranei.
Egli emigra nella provincia di Buenos Aires od in quella di Santa Fé, perché qui risiedono molti altri suoi conterranei fra i quali egli si sente a suo agio, Italiano fra Italiani, ospite riguardoso in terra altrui, rispettoso e rispettato. Se si confronta, difatti, la fertilità del terreno di queste due province con quella delle altre, si vede subito e dopo il 1870 lo constaterà lo stesso Italiano che vi sarà condotto dalla corrente migratoria che l'emigrato avrebbe potuto trarre la stessa utilità anche dalla coltivazione dei campi che egli invece evita. Ma se per dannata ipotesi non vi fosse stato in Santa Fé ed in Buenos Aires neppure un connazionale, vi sarebbero rimasti sempre due porti: Buenos Aires e Rosario. E bastavano. Avrebbero consentito all'emigrante il contatto, l'uso comune della lingua, e il bisogno del traffico con altri Italiani che andavano e venivano.
E' questa la caratteristica dell'emigrazione italiana anteriore al '70; gli stessi esuli che si sono allontanati dalla patria in odio a certe leggi, a certi Governi, a certi uomini, a certe consuetudini che sono prettamente italiane, vivranno tutti lungo la costa, vicino al mare, fra conterranei coi quali sono, per molteplici ragioni in disaccordo, ma contro i quali potranno sempre spiegarsi con un'invettiva nella lingua materna; sulla costa potranno sempre incontrare qualcuno che si sottometta a chiacchierare con loro di quei Governi, e di quei persecutori che li hanno resi fuorusciti ma non dimentichi della patria loro….
….L'Entre Rios, Cordoba, San Luis, Mendoza sono fertili quanto Santa Fé e Buenos Aires, hanno clima e temperatura ottimi, e creeranno, dopo il 1870, la fortuna di certi Italiani che resteranno memorandi, come figure, nella storia economica dell'Argentina ed in quella della nostra emigrazione.
Ma gl'Italiani vi si recheranno solamente dopo che un gruppo audace d'altri Italiani li abbia preceduti. Da allora in poi sopporteranno l'alea dell'esperimento e costituiranno, dopo il risultato felice, il nerbo dell'attività industriale ed agricola del paese. Prima di seguire un'incognita che può rendere o moltissimo o nulla, i nostri emigranti preferiscono limitarsi a guadagnare abbastanza e seguire l'esempio tracciato dai predecessori.
Anche in Santa Fé, gl'Italiani avevano avuto buon fiuto. Questa provincia era favorita dalla natura del suolo, del clima, delle facili comunicazioni con il Rio della Plata e con l'Atlantico, dalle ferrovie che l'univano alle province interne, ma possedeva anch'essa qualche colonia decaduta alla quale però i nostri non appartenevano.
Infatti nelle colonie più disgraziate, Estancia grande, Francesa, Inglesa, California, Eloysa, Gruetli, Varios Puntos, Hansa, Germania, non v'erano Italiani.
In quelle d'Esperanza, San Jeronimo, Las Tunas, Humboldt e Villa Urquiza, essi costituivano una minoranza. Nelle altre erano l'elemento preponderante. 



sabato 12 agosto 2017

Santiago de Compostela, Visitandum

Il Santuario di Santiago di Compostela - Foto: Wikipedia
Dal 1135 i PELLEGRINI che si recavano a SANTIAGO DE COMPOSTELA potevano servirsi di una GUIDA, il cui nome era, semplicisticamente, Visitandum, assai utile per completare verso la Santa Meta l'arduo Cammino.
La GUIDA era stata redatta tra 1130 e 1135 nell'ambiente religioso cluniacense.
L'operetta, suggerita da una lettera poi rivelatasi falsa di papa Callisto II, era opera del chierico di Parthenay-le-Vieux, nel Poitou, a nome Aimery Picaud ed era la quinta parte del più vasto "Liber Sancti Jacobi" ("Libro di San Giacomo"): mentre le prime quattro parti erano dedicate a celebrare le gesta dell'apostolo Giacomo Maggiore, nella quinta si poteva consultare una precisa descrizione dei percorsi che dalla Francia conducevano al celebre santuario spagnolo nel limite ultimo della Galizia presso Capo Finisterre.
L'autore stesso, prevedendo le difficoltà che i viandanti avrebbero incontrato inoltrandosi in terre ancora sconosciute, dopo una personale ricognizione a cavallo aveva steso questa guida tanto ricca di particolari da poter sembrare un itinerario turistico: "BISOGNA INVECE STAR BEN ATTENTI A NON CONFERIRE QUESTA LIMITAZIONE MODERNA AL LAVORO" perchè la GUIDA è soprattutto una GUIDA SPIRITUALE, il disegno di un ITINERARIO SANTO che conduceva santi pellegrini al luogo spirituale per eccellenza, appunto SANTIAGO DE COMPOSTELA dopo aver obbligatoriamente disegnato un percorso (VISITANDUM EST=E' NECESSARIO VISITARE) entro cui tutte le TAPPE DI AVVICINAMENTO, caratterizzate dalla visita ad altri importanti SANTUARI, costituivano MOMENTI ESSENZIALI di un più esteso processo di PURIFICAZIONE che raggiungeva appunto il suo acme nel sublime momento della VISITA A SANTIAGO.
Il PRIMO TRAGITTO della "GUIDA" (del quale rielaborando " DUE PARTICOLARI DI CARTE SCIENTIFICHE RICOSTRUTTIVE DEI PERCORSI MAGGIORI" si può visitare anche la direttrice italiana cioè da ROMA ad ARLES [sempre qui puoi consultarne su cartografia le varie tappe del percorso] sia la DIRETTRICE [VENTIMIGLIA - MARSIGLIA] - ARLES - MONSERRAT - [TRAGITTO PRINCIPALE PER SANTIAGO]) [sempre qui puoi consultarne su cartografia le varie tappe del percorso].
Esso riguardava il percorso che avrebbero dovuto fare i PELLEGRINI che fossero giunti dalla valle del Rodano e naturalmente dall'ITALIA.
In tal contesto un'importanza rilevante spettava alla base viaria e marinara di VENTIMIGLIA nodo essenziale dei grandi spostamenti che avvenivano dall'area pedemontana e da tutta Italia per i nodi viari di SAVONA e soprattutto di GENOVA.
La prima tappa del PRIMO TRAGITTO PER SANTIAGO in TERRITORIO FRANCESE era la città di ARLES.
Nella ABBAZIA DI SAINT TROPHIME, celebre per lo splendido PORTALE si custodivano i appunto resti di "S. TROFIMO" evangelizzatore della PROVENZA oltre che primo vescovo della città e quelle di "S. CESARIO" suo successore nel IV sec. ed autore di importanti testi sacri.
Ai margini della città si potevano poi visitare gli ALISCAMPS che nel ricordo collettivo e tradizionale erano noti come CAMPI ELISI in quanto vi si vedeva ancora una GRANDE NECROPOLI ROMANA su cui, per "PROCESSO DI INTERAZIONE TRA PAGANESIMO E CRISTIANITA'" o se vogliamo di "SOVRAPPOSIZIONE CULTUALE", era sorto un cimitero cristiano.
La leggenda poi volle che l'area tutta fosse stata benedetta dal "CRISTO" miracolosamente apparso: qui, portati dalla corrente del fiume, giungevano i corpi dei morti dell'intera regione del Rodano per ricevere dignitosa sepoltura.
La BASILICA CIMITERIALE, circondata da alberi secolari, tumuli e cippi di pietra, custodiva i resti di "S. GENESIO" cancelliere di giustizia di Arles morto come martire nell'ultima persecuzione imperiale: la chiesa era però consacrata a "S.ONORATO" il monaco eremita che nella minore delle ISOLE DI LERINS aveva eretto una CELEBRE ABBAZIA: a circa quattro Km. dal centro abitato, quasi gravitante sul corso del RODANO, sorge quindi l'ABBAZIA DI SAINT PIERRE DI MONTMAJOUR.
La sosta successiva di questo PRIMO TRAGITTO citato dalla "Guida verso Santiago de Compostela" era a poche miglia da ARLES, al limite della selvaggia area della "CAMARGUE", presso il santuario di SANT-GILLES: narrava la leggenda che fosse stato eretto da "Wamba" re dei Goti stupefatto dalla santità dell'eremita "EGIDIO" qui ritiratosi in vita ascetica e capace di ammansire gli animali più feroci.
In seguito "S.EGIDIO" sarebbe divenuto abate del convento ove sarebbe morto ottuagenario nel 720.
Secondo la GUIDA il suo corpo miracolosamente non avrebbe conosciuto gli orrori della decomposizione e sarebbe rimasto intatto: per questo il sarcofago in cui se ne conservavano i resti divenne oggetto di una profonda venerazione.
Da Saint-Gilles si giungeva al gran deserto in una stretta valle dell'Herault in prossimità di SAINT-GUILHEM.
Qui in località GELONNE, in una gola racchiusa fra calanchi calcarei, "GUGLIELMO CONTE di TOLOSA" e sostenitore di "CARLO MAGNO" aveva fatto erigere un'abbazia benedettina dove da secoli ormai si custodiva il suo corpo.
Il Conte, citato nelle "Chansons de Geste", aveva combattuto contro i Saraceni ed aveva partecipato alla liberazione della "CATALOGNA" dagli Arabi.
Morta la moglie si era convertito alla "Regola benedettina" prendendo stanza prima nel convento di ANIANE e poi nell'ABBAZIA DI GELONNE.
Le due località erano congiunte da un ponte che valicava le acque dell'Herault: si chiamava PONTE DEL DIAVOLO in quanto la leggenda voleva che ogni notte il DEMONIO (quell'estrema casistica del male contro cui il PELLEGRINAGGIO era l'estrema difesa) distruggesse la parte del ponte che era appena stata costruita.
La cosa sarebbe andata avanti così fin a quando il forte Conte di Tolosa mossa guerra al Maligno non lo fece sprofondare negli abissi donde era venuto.
La "VIA SANTA PER COMPOSTELA" continuava verso "NARBONNE" al "CAPO d'AGDE" ove sarebbe sorta un'antica "STAZIONE STRADALE ROMANA" lungo la "VIA DOMITIA".
Qui ogni pellegrino non avrebbe potuto far a meno di venerare i protomartiri cristiani "TIBERIO", "MODESTO" e "FIORENZO" vittime di una persecuzione dei tempi dell'impeatore romano Diocleziano.
Dalla costa ove avrebbero patito il supplizio, i corpi di tali eroi cristiani sarebbero poi stati condotti fin a questa località, che dal più celebre fra loro avrebbe preso nome di SAINT-THIBERY.
Prima di valicare i Pirenei ed entrare in Spagna un'importante sosta spirituale era d'obbligo a TOLOSA, sulle rive della Garonna, città fondata dai Celti ma poi colonizzata e resa importante (dal 106 a.C.) ad opera dei Romani.
La GUIDA invitava i pellegrini ad entrare nell'importante, monumentale BASILICA DI S.SERNIN (iniziata nel 1080 e di cui spicca tuttora la bella torre cistercenze) al cui INTERNO si custodiva il corpo di S.SATURNINO, primo vescovo della città, che tanto si adoperò per diffondere il cristianesimo si oltre la catena dei Pirenei.
Anche egli fu martirizzato ed in modo spaventoso. Sarebbe stato legato e fatto trascinare da un toro, quindi sarebbe stato gettato dall'alto del Palazzo di Tolosa (ove ancora si veneravano gli Dei pagani) a sfracellarsi su una pietra miliare sottostante.
Il II ITINERARIO segnato dalla GUIDA era la strada percorsa dai pellegrini che giungevano dalla "RENANIA" e dalla "BORGOGNA".
Il viaggio iniziava in un paesaggio sconvolgente tra picchi vulcanici e procedeva verso le terre aspre d'"ALVERNIA" sin a raggiungere MOISSAC e quindi toccare la "GARONNA" per proseguire verso OSTABAT.
Sulla Cattedrale di NOTRE-DAME di LE-PUY, sul Mont-Anis, ai piedi d'uno sperone roccioso di 1300 m., la GUIDA non si soffermava.
E nonostante ciò sulla vetta dello scalone d'accesso stava la "pietra delle febbri" presso cui si sistemavano i malati nell'auspicio d'una miracolosa guarigione.
E nemmeno, poco a nord di LE-PUY nella "Guida per Santiago" era citata la straordinaria CHIESA ROMANICA DI ST.MICHEL-D'AIGUILHE.
Neppure di MOISSAC come di LE-PUY si occupava la GUIDA per quanto la chiesa abbaziale romanica di ST. PIERRE DU MOISTIERS, in seguito vi sarebbe diventata famosa per il CRISTO DELL'APOCALISSE scolpito nel timpano e circondato dai simboli dei QUATTRO EVANGELISTI. L'estensore della GUIDA si preoccupava soprattutto di siti in cui si consevassero RELIQUIE e TOMBE DI MARTIRI.
Questo spiega l'apparente dimenticanza di LE-PUY e MOISSAC a tutto vantaggio di CONQUES nella cui ABBAZIA si conservavano, in uno splendido RELIQUARIO in oro e gemme del X secolo che ne voleva riprodurre le fattezze, i resti di SAINTE FOY la giovinetta di AGEN che, coi fratelli, sarebbe stata vittima delle persecuzioni di Diocleziano.
Da AGEN a CONQUES corrono 36 leghe: l'autore della GUIDA un pò genericamente sosteneva che il corpo della fanciulla era stato sepolto in un sito della VALLE DI CONQUES ma in realtà nell'ABBAZIA DI CONQUES la reliquia fu portata dai monaci per rendere ancora più celebre la loro abbazia peraltro fondata direttamente da "CARLO MAGNO".
L'enorme tesoro della chiesa e la grande venerazione fu prova nei secoli del fascino spirituale esercitato sui viandanti dall'ABBAZIA DI CONQUES.
Tale percorso era seguito da chi giungeva dalla "GERMANIA" o dalle regioni della "LORENA" e della "CHAMPAGNE".
a VEZELAY, villaggio collinare della "BORGOGNA" ai limiti della selva del "MORVAN", sorgeva l'illustre CHIESA ABBAZIALE DI SAINTE-MADELEINE, uno dei luoghi più venerati della Francia medievale.
Si voleva che qui sorgesse la sepoltura della MADDALENA.
Secondo l'estensore della GUIDA VERSO SANTIAGO la peccatrice pentita "MARIA DI MAGDALA" dopo l'"ASCENSIONE" da "GERUSALEMME" avrebbe raggiunto il porto di MARSIGLIA e prima di morire ad AIX sarebbe vissuta dedicandosi alla preghiera nascosta fra i boschi della PROVENZA.
Tale leggenda ha radici molto profonde: oltre a questa interpretazione, un'altra corre in "LIGURIA OCCIDENTALE" e vuole che, per le sue contrade, sbarcata altrove che a MARSIGLIA la "MADDALENA" abbia percorso, all'indirizzo della "FRANCIA", molti viaggi lasciando tracce del suo passaggio: tale leggenda è particolarmente ramificata nell'area di TAGGIA e specificatamente nel sito di TERZORIO in relazione ad un PILONE MARIANO che sarebbe stato eretto molti secoli dopo su un sito in cui avrebbe preso ristoro appunto la "MADDALENA" nel corso di questo suo viaggio in PROVENZA.
Una posteriore traslazione avrebbe portato il suo corpo a VEZELAY nello stesso periodo in cui sarebbero state portate, nell'ABBAZIA DI AUTUN le supposte spoglie di SAN LAZZARO: nella "BORGOGNA" si trovavano così ad esser oggetto di culto due fra i personaggi più intimi ed amici del "CRISTO".
A VEZELAY un'importanza notevole era peraltro attribuita anche al timpano della CHIESA CATTEDRALE dove era rappresentata la "Missione degli Apostoli" una sorta di richiamo comunitario all'apostolato cristiano ed al pellegrinaggio di fede nelle varie contrade del mondo allora conosciuto.
Il CAMMINO VERSO COMPOSTELA proseguiva quindi per SAINT-LEONARD DE NOBLAT nel "LIMOSINO", giungendovi attraverso le regioni del "BERRY" e delle "MARCHE".
NOTRE-DAME SOUS LES ARBRES si trovava in un'area tra i corsi fluviali della Vienne e del Tauron, limitata dalle propaggini delle alture d'Alvernia e dell'Ambrazac dove viveva in isolamento il giovane "LEONARDO", di nobile famiglia, che a REIMS era stato discepolo di "S. REMIGIO".
Egli aveva contribuito a cristianizzare l'"AQUITANIA" ed in seguito aveva deciso di condurre solitaria e religiosa esistenza in questi luoghi disabitati, come narrava "PIETRO IL VENERABILE": "...tra le fiere ruggenti del paese limosino, con il loro ghigno feroce".
Era il Santo dei carcerati e dei prigionieri: gli erano riconosciute miracolose qualità curative come testimoniavano le catene, i ceppi, le gogne, gli strumenti di tortura quali ex-voto appesi alle pareti della basilica.
Dal territorio di LIMOGES si giungeva quindi a PERIGUEUX città sorta sui resti della romana VESOMNA.
La visita obbligatoria riguardava la la CATTEDRALE DI PERIGUEUX ove pregare "S. FRONTONE" evangelizzatore delle "GALLIE".
Secondo la tradizione questo Santo aveva il dono di allontanare "terribili Draghi" come sarebbe avvenuto a PERIGUEUX, a NEUILLY EN SOISSONAIS e quindi a LALINDE nella valle della "DORDOGNA".
Anche in questo caso si riconosce il "RITUALE DI SCONSACRAZIONE" di aree anticamente celebri per culti pagani: fenomeno simile a quanto accaduto in Liguria e Piemonte occidentali.
Abbandonato l'agro di PERIGUEUX si accedeva quindi al territorio della "GUIENNA", della "GUASCOGNA" ed ancora del "BEARN".
A TOURS si radunavano i viandanti di fede provenienti da PARIGI e dalle zone centro-settentrionali della Francia.
TOURS, alla confluenza della Lora con la Cher, era da sempre un importante nodo di comunicazioni all'incrocio dell'asse che unisce le aree di Parigi e Bordeaux con quello che collega Nantes con Lione.
Nell'esplosione del PELLEGRINAGGIO DI FEDE la città fu percorsa da un consistente flusso di fedeli che cercavano riparo nei suoi ospizi e trovavano conforto nei suoi monumenti religiosi.
La CHIESA DI S.GIULIANO, eretta nel XII secolo, era il luogo istituzionale in cui i viandanti del sacro si riunivano in preghiera prima di intraprendere il cammino.
Il grande sviluppo della città, proprio all'epoca fulgida dei pellegrinaggi per Compostela, fu testimoniato dall'edificazione [dal 1246] della CATTEDRALE DI S.GAZIANO che venne completata nel '500 e la cui facciata è caratterizzata dalle alti torri gotiche sormontate da coronamenti rinascimentali.
In TOURS era invece conservato, intatto, nella BASILICA il CORPO DI S. MARTINO, il legionario di ROMA divenuto vescovo della città nel IV secolo.
Il suo nome era legato alla leggenda del mantello donato al viandanta ed era particolarmente venerato in ambiente rurale e contadino ritenendosi che avesse il potere di fermare i serpenti e le tempeste.
A TOURS era celebrato in diversi periodi: l'11 novembre in occasione del ciclo santoriale, il 12 maggio in memoria della liberazione della città da un'invasione normanna nell'840, il 13 dicembre per ricordare che in tal giorno il suocorpo era stato traslato a TOURS dopo un periodo d'esilio ad AUXERRE per ragioni di sicurezza.
Un centro spirituale molto importante per i viandanti della fede era CHARTRES che godeva di grande reputazione per la CATTEDRALE DI NOTRE-DAME-DE-LABELLE-VERRIERE che fu edificata, sui resti di una basilica del IV secolo, fra il 1194 e il 1245 in stile gotico, con due alte torri a cuspidi sulla facciata.
Il triplice portale detto PORTAIL ROYAL (1145-1170) è una delle più importanti opere delle scultura medievale e segna l'inizio dell'arte gotica: egualmente importanti sono il rosone centrale del XIII sec., la decorazione statuaria dei portali nord e sud delle due facciate del transetto (con scene dell'Antico e del Nuovo Testamento) ed ancora le splendide vetrate ancora del secolo XIII.
Nella sua grandiosità ieratica è da segnalare la VETRATA DEL LATO SUD DEL CORO che alcuni studiosi giudicano l'"ultima visione del periodo romanico".
La CATTEDRALE DI CHARTRES era un punto di riferimento storico del fenomeno dei PELLEGRINAGGI medievali sia per la sua stessa fama sia per il motivo che nella città, verso il 1146, "S.BERNARDO" fra un tripudio di fedeli, vi aveva predicato la "II CROCIATA".
L'estensore della GUIDA PER SANTIAGO doveva conoscere assai bene questo tragitto poiché la "parrocchia di Parthenay-le-Vieux" (dove egli era nato) era ben prossima a Poitiers.
Egli consigliava di far un passo indietro sin ad ORLEANS, elegantemente distesa a fianco della Loira, ad onorare i resti di SAIN-EUVERTE e quindi soffermarsi in CATTEDRALE dinanzi al CELEBRE FRAMMENTO DELLA CROCE che vi sarebbe stato custodito e da cui la celebre CATTEDRALE GOTICA, del XIII secolo, prendeva appunto il nome (la chiesa, che caratterizzava, come oggi, l'intero complesso urbano, fu distrutta dai Riformatori Ugonotti nel 1568 ma fu ricostruita tra il 1601 e il XIX secolo).
Risalendo il corso della VIENNE si giungeva quindi a POITIERS dove era da rendere omaggio a "S. ILARIO" (la chiesa qui intitolatagli, di XI-XII sec., godeva enorme prestigio nella Cristianità medievale): S. Ilario era stato vescovo e confessore impegnato a combattere in Gallia l'eresia del prete Ario.
Per i viandanti della fede l'antica città, già oppido dei Galli e quindi centro romano chiamato "Lemonum Pictonum", costituiva un faro della Cristianità: fu qui, o meglio nel sito di MOUSSAIS-LA-BATAILLE, che Carlo Martello nel 736 inflisse agli Arabi la sconfitta che li frenò definitivamente nel loro espansionismo in Europa provenendo dall'ormai conquistata Spagna.
Oltre che per i motivi appena citati la città aveva grande importanza tra i fedeli per il prestigio di alcuni suoi edifici sacri come la CHIESA DI-NOTRE-DAME-LA-GRANDE (romanico-francese dell'XI-XII secolo) e soprattutto il BATTISTERO DI S.GIOVANNI che, nato come semplice cella rettangolare e trasformato in battistero nel IV secolo, venne completato nel VII secolo nei modi attuali caratteristici dell'arte merovingia.
Da Poitiers il CAMMINO volgeva verso la "Saintoge": a SAINT-JEAN-D'ANGELY i pellegrini avevano da visitare la CHIESA DI S. GIOVANNI BATTISTA: la testa di questo, mozzata nel supplizio, vi sarebbe stata portata sin dalla PALESTINA.
L'autore della GUIDA mostrava di non avere alcun dubbio su questo resoconto.
Lo stesso estensore della GUIDA registrava sorprendenti ed incredibili considerazioni religiose ed agiografiche per la base di SAINTES la città sulla "Charente" ove, senza alcun riguardo della cronologia storica, un discepolo di S. Dionigi e di S.Paolo, cioè S. Eutropio avrebbe svolto il suo MAGISTERO VESCOVILE. Procedendo la GUIDA indicava che a BLAYE si trovava la tomba del PALADINO ORLANDO eroe carolingio della lotta contro gli Arabi invasori.
Nelle prossimità di BELIN si sarebbero invece trovate le sepolture di tutti gli altri eroi di RONCISVALLE cioè dei paladini della retroguardia dell'armata di Carlo Magno lì morti nel corso della SANGUINOSA BATTAGLIA sostenuta onde fermare l'avanzata degli Arabi. A BORDEAUX nella CATTEDRALE era invece da visitare la tomba di S. Severino.
Si trattava di un nobile dell'Aquitania, divenuto poi vescovo di Colonia.
Tornato a "Bordeaux" avrebbe compiuto il miracolo di oscurare di giorno il cielo allo scopo di liberare gli abitanti da un assedio di Goti.
Ad OSTABAT era il punto in cui confluivano tutti i percorsi francesi per accedere alle Spagne: da tale località si sarebbe sostanzialmente percorso un SOLO CAMMINO VERSO COMPOSTELA.
Per valicare i PIRENEI quanti giungevano da Tolosa si imbattevano in OLORON-SAINTE-MARIE, roccaforte medievale del Bearn, incontravano la "valle verso Les Ports d'Aspe" (odierna SAMPORT="SUMMUS PORTUS") ed entravano in "ARAGONA".
Quelli che partivano espressamente da "Ostabat" risalivano da SAINT-JEAN-LE-VIEUX sin a RONCISVALLE dove sorgeva un monastero in cui potevano esser ospitati.
Da lì sarebbero quindi penetrati in "NAVARRA".
I "PELLEGRINI MALATI O PIU' GRACILI" prima d'affrontare la traversata pirenaica potevano altresì ristorarsi nel sito che tuttora conserva il nome di HOPITAL SAINT-BLAISE disposto grossomodo a metà strada fra i punti di partenza e la santa meta.
A PUENTE LA REINA ove le strade si congiungevano, i Pellegrini dovevano superare il PONTE SULL'AGRA fatto edificare da MARIA LA GRANDE onde agevolare il CAMMINO PER SANTIAGO DE COMPOSTELA. Nel territorio di RIOJA, ai limiti fra "NAVARRA" e "CASTIGLIA", ci si doveva fermare ancora a venerare il BEATO DOMENICO CONFESSORE che tra REDECILLA e NAJERA aveva costruito un tratto viario di 7 miglia detto LA CALZADA.
Il centro di BURGOS smistava il traffico dei fedeli nella ricca successione di importanti cittadine della "TIERRA DE CAMPOS".
A "Burgos" i pellegrini potevano visitare la CATTEDRALE DI S.MARIA uno dei maggiori monumenti gotici spagnoli la cui prima pietra fu posta nel 1221 da Ferdinando III e dal vescovo Maurizio : le due guglie, alte 84 m., furono invece realizzate a metà del '400 da Giovanni di Colonia (a BURGOS merita comunque una visita la CHIESA DI S.NICOLA con uno splendido ALTARE scolpito, frutto della fioritura gotica spagnola durante il '400). Il fascino esercitato da "Burgos" sui "Pellegrini" ed ancor più su Crociati e Cavalieri in genere era poi dovuto al fatto che nel circondario a SAN PEDRO DE CARDENA era custodita la TOMBA DEL CID CAMPEADOR cioè di Diaz de Bivar (secolo XII), trasfigurato dalla leggenda nel nome del CID CAMPEADOR eroe della RICONQUISTA CRISTIANA DELLA SPAGNA accanto al cui sarcofago sta quello della moglie Donna Jimena Diaz. La cittadina di FROMISTA nella "TIERRA DE CAMPOS" era famosa per le ampie coltivazioni di biondo frumento che le davano il nome. A CARRION DE LOS CONDES, località legata alle gesta dell'eroe spagnolo per eccellenza contro gli ARABI cioè EL CID CAMPEADOR, esisteva la CHIESA DI S.MARIA DEL CAMMINO. A SAHAGUN i pellegrini dovevano pregare sulle tombe dei legionari cristiani Facondo e Prudenzio.
Qui era molto frequentata la CHIESA DI S. LORENZO che è a tre navate e tre absidi, del XII secolo, con decorazione esterna ad archi sovrapposti, leggermente a ferro di cavallo (la si giudica un'importante testimonianza di arte "mudéiar" su struttura romanica. Poi a LEON, capitale del regno medievale che dalla capitale prendeva nome, i viandanti pregavano e veneravano il corpo di "S.Isidoro", dottore della Chiesa dell'VIII sec., qui trasportato da Siviglia.
Nella città spicca come monumento la CATTEDRALE GOTICA fondata nel 1205 (l'interno della cattedrale pare opera del maestro Enrique d'origine francese: ha cinque altissime NAVATE le cui volte a sesto acuto sono sorrette da pilastri e da nervature che aumentano lo slancio verticale). Altre tappe del CAMMINO erano poi ASTORGA ("ASTURICA AUGUSTA"), all'incrocio con la strada che giungeva da MERIDA (EMERITA AUGUSTA) di cui si può ammirare il TEATRO ROMANO, erettovi nel 18 A.c. da M.Vipsanio Agrippa, ministro di Augusto, CACERES (la romana "CASTRA CECILIA") (destinata ad esser famosa tra i letterati come patria del poeta quattrocentesco Carvajal di cui vi si conserva la CASA NATALE e SALAMANCA ("SALAMANTICA") celebre punto di riferimento nel XIII secolo, cioè all'epoca dei Pellegrinaggi, per esservi stata istituita una prestigiosa UNIVERSITA'. Continuando nel viaggio di avvicinamento i pellegrini, passati vicino al monte Irago, vedevano dominare la via la grande fortezza dei Cavalieri Templari cioè il loro formidabile maniero sulle alture di PONFERRADA sul fiume Sil. A VILLAFRANCA DEL BIERZO (romana "BERGIOLUM") un soggiorno era meritevole dato che nel medioevo vi sorgeva un importante monastero.
Si raggiungeva quindi la località di LUGO ("LUCUS AUGUSTI" nell'Impero di Roma) caratterizzata da abbondanza di boschi: quest'ultimo particolare e la prima parte del nome ("LUCUS"="bosco sacro dedicato ad Augusto") fa pensare ad un'antica sacralità pagana del luogo connessa alla venerazione dei "BOSCI SACRI" disseminata per la "LIGURIA" e la "GALLIA NARBONESE".
La fama di "LUGO" è soprattutto legata ai monumenti artistici tra cui spicca la CATTEDRALE ROMANICO-GOTICA dalle eleganti torri campanarie.
Da "Lugo" si giungeva, procedendo verso l'Oceano Atlantico, la località di IRIA FLAVIA.
Nei suoi pressi, nella zona cimiteriale di "COMPOSTUM" si sarebbe rinvenuto, secondo la leggenda, il tumulo che costituiva l'umile tomba di GIACOMO MAGGIORE APOSTOLO, segnata da una STELLA.
Egli sarebbe morto in "PALESTINA" ma i suoi discepoli ne avrebbero portato i resti in "SPAGNA" ricordando l'opera di cristianizzazione da lui svolta in quella regione.
Ad identificarne le spoglie, nell'830, fu il "VESCOVO DI IRIA FLAVIA, TEODOMIRO" e quindi ALFONSO II DELLE ASTURIE ne avrebbe fatto il "PATRONO" del suo regno.
A 2 miglia da SANTIAGO DE COMPOSTELA i pellegrini si sarebbero lavati e purificati nelle acque del TORRENTE LAVAMENTULA: quindi si recavano sulla cima del monte GOZO o MONTE DELLA GIOIA donde avrebbero potuto intravedere, seguendo sempre l'antichissimo selciato in pietre del "CAMINO", il SANTUARIO verso cui, dopo il lungo CAMMINO, avrebbero preso a correre, fin a trovarsi innanzi alla monumentale FACCIATA e quindi raggiungere il vasto sagrato.
Da qui si accedeva poi al PORTICO DELLA GLORIA compiuto da Mastro Matteo tra il 1168 e il 1183 e ralizzato da volte a crociera con un portale a tre vani: quello centrale ha l'archivolto scolpito con figure dell'Apocalisse mentre il tmpano reca il Padre Eterno tra simboli ed arcangeli.
La grandiosità del COMPLESSO ARCHITETTONICO E MONUMENTALE, il più grandiso dell'arte romanica in Spagna, non poteva far a meno di coinvolgere i pellegrini che, stupefatti, ammiravano le varie statue tra cui, molto venerate, quelle di RE DAVIDE IN ATTO DI SUONARE e soprattutto dell'APOSTOLO GIACOMO scolpito su una colonna.
Oltrepassato il PORTICO si entrava quindi nel vero e proprio SANTUARIO ove non si poteva evitare dal restare impressionati e affascinati dalla maestosità architettonica semplicemente guardando i pilastri e gli archi romanici di una delle NAVATE LATERALI.
Era quindi possibile vedere l'agognata statua di S.GIACOMO MAGGIORE, coronando così il sogno della propria vita e sentendosi ancor più vicini al DIO DEI CRISTIANI, oppure si era in grado -allora come oggi- di ergersi sino alla compartecipazione mistica della messa di mezzogiorno quando il BATAFUMERIO, il grande turibolo d'incenso, quasi immergeva le figure circostanti nell'aria di fumi d'incenso.
Il vertice della visita al santuario (che sempre fu al centro delle grandi manifestazioni giubilari e delle processioni devozionali per espressa volontà pontificia come attestano antiche CARTE DELLA CHIESA ROMANA) raggiunge poi tuttora il suo culmine con la visita all'URNA CONTENENTE LE RELIQUIE DI S. GIACOMO



sabato 5 agosto 2017

Luigi IX di Francia

El Greco, San Luigi Re di Francia (Parigi, Louvre) - Foto: Wikipedia
LUIGI IX IL SANTO fu il fondatore dell'attuale centro medievale di AIGUES-MORTES, città della PROVENZA dalla storia molto antica che rimanda all'epoca dell'IMPERO DI ROMA allorché al sito fu dato il nome di AQUAE MORTUAE="paludi, acque stagnanti": tuttora la località spicca per la POTENTE CINTA MURARIA e per la PORTA MARINA da dove i CROCIATI andarono ad imbarcarsi sulle GALEE dirette alla conquista della TERRASANTA. Il re francese ebbe un ruolo decisivo per lo sviluppo della località per avervi fatto realizzare in previsione della VII CROCIATA un CANALE lungo 6 Km. che collegava il luogo al mare: da qui si imbarcarono i CROCIATI per la VII SPEDIZIONE in TERRASANTA iniziata nel 1248 e conclusa senza fortuna nel 1270. L'importanza del sito fu costituita dal fatto che esso fu destinato ad essere l'unico porto su Mediterraneo nei territori direttamente dipendenti dalla Corona di Francia: anche per questo godette di previlegi ed autonomie (l'impaludamento del porto per l'estensione del delta del Rodano e lo sviluppo di Sète avrebbero poi determinato la crisi della località ed il suo abbandono come mase marittima sì che il centro attualmente vive per i proventi dell'estrazione del sale). Oltre alla conservazione del reticolato stradale romano colpisce nel centro medievale il POTENTE COMPLESSO DELLE MURA fatto costruire da Filippo III l'Ardito. LUIGI IX vi fece costruire la robusta TORRE DI COSTANCE alta 37 m. su cui si narra passasse molto tempo fissando verso Oriente alla volta della terrasanta. Le operazioni di questo RE SANTO più o meno direttamente interferirono sia sul TERRITORI DEL PONENTE LIGURE sia sul fenomeno dei PELLEGRINAGGI che su quello delle CROCIATE e di CROCIATI e CAVALIERI a metà del XIII secolo. Per intendere ciò è necessario seguire una serie di riflessioni storiche e biografiche.  
Aigues-Mortes - Foto: Wikipedia
LUIGI IX, il sovrano che edificò in Provenza AIGUES MORTES come una base di partenza dei Crociati per la Terrasanta, era succeduto fanciullo al padre Luigi VIII morto precocemente.
Per fede sincera, e per rispettare i legati del padre, LUIGI IX promosse una vasta opera di valorizzazione del Cristianesimo: la sua notevole spiritualità peraltro sarebbe presto sfociata nell'agiografia come si evince dal suo viaggio con la madre a Reims per la sua consacrazione, viaggio immortalato nel LIBRO D'ORE di Giovanna regina di Navarra, figlia di Luigi X il Rissoso e trisnipote di LUIGI IX.
Questa spiritualità, in sintonia con le caratteristiche del tempo, oscillava tra postazioni distinte e allo stesso tempo interagenti fra loro, postazioni che andavano dal CULTO PER LE RELIQUIE (doc. da Parigi, in Biblioteca Nazionale, fr.5716, f.67) a SENTITE ESPRESSIONI DI PELLEGRINAGGIO DEVOZIONALE E PENITENZIALE, alla volontà di LIBERARE IL S.SEPOLCRO ad una visione apocalittica della storia alimentata nel giovane re dalla formazione dell'IMPERO DEI MONGOLI che gli parvero le orde dei popoli di Gog e Magog, devastatrici della civiltà e preannunciate dalla GIOVANNEA APOCALISSE [IL TEMA DI POPOLI INVASORI SEGNACOLO DELL'AVVENTO DELLA GIOVANNEA APOCALISSE RIENTRO' NELLA COSTANZA CULTURA EUROPEA PER SECOLI = Oltre all' OPERA DI CUI SOPRA SI VEDE IL FRONTESPIZIO tutta incentrata sul tema dell'ANTICRISTO il gesuita BENITO (BENEDETTO) PEREIRA editò un' altraPUBBLICAZIONE DEL PARI QUI INTEGRALMENTE DIGITALIZZATAin cui confutò l'EQUAZIONE MAOMETTO=ANTICRISTO portata avanti nell'ambito della tradizione controversistica antislamica, su cui anche Aprosio si teneva documentato, da ANNIO DA VITERBO.Nel marzo 1480, definito dalla storiografia, l'"anno della grande paura" (FRANCO CARDINI, Europa e Islam, Bari 2001, p. 202) a GENOVA, il domenicano ANNIO DA VITERBO predicò sull’Apocalisse di Giovanni Evangelista e nel suo testo De futuris christianorum triumphis in saracenos, mise in relazione l’Anticristo, l’avanzata turca e alcune congiunzioni astrali. Nella Glossa, pubblicata in dicembre non sotto il suo nome ma sotto quello del carmelitano Giovanni Battista Canale l’Anticristo era identificato con sicurezza in Mehmet II e veniva proclamata come vitale la caduta dell’Impero Ottomano.L'opera che comunque gli diede maggior fama fu quella registrata dall'Aprosio e qui sopra riportata, vale a dire:Nanni, Giovanni <1432-1502>, I cinque libri delle antichita' de Beroso... Con lo commento di Giovanni Annio di Viterbo ... Il numero de gli altri autori che trattano de le antichita si legge ne la seguente pagina. Tradotti hora pur in italiano per Pietro Lauro Modenese, In Vinegia, per Pietro e Zuanmaria fratelli de Nicolini da Sabio: ad instantia di Baldessar de Costan: Costantini, BaldassarreNicolini da Sabbio, Pietro & Nicolini da Sabbio, Giovanni Maria, 1550.]
LUIGI IX lasciò comunque notevoli tracce del suo operato nell'ambito dei PELLEGRINAGGI DI FEDE.
Egli stesso -circondato da un'aura di estrema religiosità- segnò la direttrice di alcuni fondamentali itinerari di pellegrinaggio.
I punti cardine dei suoi pellegrinaggi furono, da Sud a Nord, i centri spirituali di ST.-GILLES - LE PUY - BRIOUDE (S.GIULIANO) - ST.-BENOIT-SUR-LOIRE - CHARTRES - BERNAY (S.VERGINE) - BOULOGNE-SUR-MER [ad Ovest di questa linea ideale stavano poi i pellegrinaggi a ROCAMADOUR (S.VERGINE), TOURS, MONT-ST-MICHEL (S.MICHELE); ad Est quelli di PONTIGNY e di VEZELAY].
PARIGI era quindi il punto di riferimento a nord di questi pellegrinaggi: la glorificazione della città come meta dei viandanti di fede fa la consacrazione della SAINTE-CHAPELLE (26 aprile 1248, a soli 2 mesi dalla partenza della VII Crociata), la spklendida Cappella palatina destinata ad accogliere le RELIQUIE della Passione e la corona di spine del Cristo.
All'opposto meridione rispetto a Parigi stava l'altro terminale di questo gigantesco programma devozionale di LUIGI IX e cioè il centro di AIGUES MORTES che, un pò nella coscienza di tutti, andava sottraendo ad ogni altra stazione portuale la dimensione morale e fisica di essere l'alfa e l'omega, cioè l'inizio e la fine, di quell'ITER HIEROSOLYMITANUM di cui, un punto fondamentale di avvicinamento nella MAPPA DEI CROCIATI E DEI PELLEGRINI era S. GIOVANNI D'ACRI l'ultimo avamposto cristiano a cedere ad ogni riconquista islamica, quello in cui trovò riparo LUIGI IX nella sconfitta della sua CROCIATA.
Data l'influenza di LUIGI IX e tenendo conto di enormi eventi storici del XIII secolo come la RICONQUISTA CRISTIANA DELLA SPAGNA si nota comunque che a metà del XIII secolo l'asse europea dei pellegrinaggi si era spostata in Francia: addirittura nel sud est di questa finivano per intersecarsi tre fondamentali percorsi dei fede: la VIA PER GERUSALEMME, il I TRAGITTO PER S.GIACOMO DI COMPOSTELA e, cosa appena descritta, la LINEA DEI PELLEGRINAGGI APERTA DA LUIGI IX.
Siffatte convergenze strutturali interferirono con la situazione del PONENTE LIGURE.
Dal PIEMONTE si poteva accedere in questa area del sud-est francese per la VIA DEL SALE che immetteva direttamente nella PROVENZA.
Tuttavia la vecchia cultura dei pellegrinaggi (che conservava a GENOVA un ruolo storico per i viaggi in Terrasanta) finì per alimentare un flusso notevole di viandanti pedemontani verso il mare del PONENTE LIGURE dove RIPOSARSI prima di volgersi alle meta prestabilite (o sceglierle in funzione di situazioni particolari).
L'asse culturale dei NUOVI PELLEGRINAGGI (a fronte di una diminuizione per i PELLEGRINAGGI A ROMA a tutto vantaggio per quelli verso la TERRASANTA e i SANTUARI SPAGNOLI) finì quindi per indurre molti Pellegrini del Nord e Centro Italia a spostarsi verso l'ESTREMO PONENTE LIGURE, da dove era poi facile raggiungere la PROVENZA e l'area tra ARLES, MARSIGLIA ed AIGUES MORTES.
Questo fenomeno di avvicinamento alla Provenza, divenuta fulcro di Crociate e Pellegrinaggi, giustifica la fioritura di OSPIZI PER PELLEGRINI nel vasto comprensorio tra VENTIMIGLIA, OSPEDALETTI e DOLCEACQUA la cui antica chiesa di S.GIORGIO avrebbe parimenti gestito un ospedale destinato ad accogliere i viandanti che dal Piemonte procedevano per la VIA DEL NERVIA.

da Cultura-Barocca

sabato 29 luglio 2017

Su alcuni fermenti del 1700

Superstizione, simboli, simbologia, falsità naturali, animali favolosi, uso della magia, steganografia del Tritemio, false credenze in vari campi, non escluse medicina e scienze naturali, in varia interpretazione ecclesiastica sino al basilare preilluminista settecentesco "Teatro Critico" di Padre Benedetto Gerolamo Feijoo. 
La lenta crisi dei Gesuiti che porterà alla loro soppressione ed alla loro sostituzione con i lazzaristi o signori della missione o preti della missione o vincenziani derivati dai lazzaristi o signori della missione o preti della missione o vincenziani opera di San Vincenzo De Paoli fu connessa a molti fattori che dal dispotismo illuminato portarono al vero e proprio illuminismo cui in Italia, oltre a temi legislativi e giuridici, ci si impegnò fortemente nella lotta contro ataviche superstizioni.
Un'opera del '600, "Esercizj di Missione" di Fra Domenico Serio della Saracena, moderata e convenzionale ai dettami canonici, risulta variamente tuttora ancora utile per intendere la POSIZIONE DELLA CHIESA IN VARI CAMPI NON ESCLUSE LE POSTAZIONI SCIENTIFICHE DAL TARDO SEICENTO AL SETTECENTO. Si noti per un richiamo a tutti, religiosi e laici, sia colti che non, attraverso l'uso del volgare italiano e non del latino - oltre che avverso altre PROBLEMATICHE PREGRESSE, COMPRESI I RICHIAMI A MAGGIOR SPIRITUALITA' E MINOR CURA DEL LATO TEMPORALE DEGLI STESSI ECCLESIASTICI NON ESCLUSE, IN SENSO SPECIFICO, LA SUPERSTIZIONE E LE MANIFESTAZIONI DI SACRILEGIO. Pratiche di magia nera e quindi sacrilegi erano stati perpetrati ed ancora nel '700 ciò avveniva a livello paneuropeo, con la partecipazione di ecclesiastici. A titolo di esempio e procedendo attraverso gli anni si può andare dalla vicenda del Prete Louis Gaufridy di cui si può leggere qui la tragica vicenda per giungere, soprassedendo ad altri esempi, a quella con iconografia qui proposta del Corpus Delicti, si può rammentare il settecentesco caso del prete sabaudo Albanelli per non menzionare - a monte e forse quale inizio di queste paure - la celebre e terribile Congiura "magica" denominata "Congiura Centini" avverso papa Urbano VIII cui parteciparono parimenti dei religiosi ed alti prelati. 

MA, COME ANTICIPATO. E' NEL '700, PERVASO DA TANTI FERMENTI DESTINATI POI AD ABBATTERE L'ANTICO REGIME, che a questo processo di rinnovamento in tanti settori, non escluso quello spirituale, parteciparono, certo con maggior moderazione, anche vari religiosi i quali si adoprarono a dimensionare gli eccessi di tanti ecclesiastici richiamandoli ad una esclusiva attività spiritale senza rigurgiti di vecchie e fantasiose se non perniciose credenze e contestualmente rivedendo l'intiero sistema gnoseologico procedendo anche dalla scienze naturali per procedere verso la medicina ed abbattere parimenti tante radicate convinzioni e superstizioni.
Tra costoro è necessario citare lo spagnolo Benedetto Gerolamo Feijoo, che oltre che a combattere le superstizioni come qui si vede (anche quelle concernenti medicina e scienze natura), portò avanti una sorprendente, per l'epoca, contro postulazioni storicamente avallate da Stati e Chiesa, rivalutazione della Condizione della Donna, astraendola dagli estremi di una demonizzazione cui l'aveva condotta, gradualmente, la più intransigente misoginia.
Qui comunque interessa principalmente proporre, con integrazioni moderne e collegamenti multimediali, e rammentare principalmente la lotta tenace avverso la "SUPERSTIZIONE" E LA SETTECENTESCA "DISTRUZIONE", CUI APPUNTO PARTECIPO' CON LA CITATA OPERA, il "Teatro Critico" di Benedetto Gerolamo Feijoo.

sabato 22 luglio 2017

Frugoni, Comante Eginetico

Su Carlo Innocenzo Frugoni (nato a Genova il 21 novembre 1692 da Giovan Stefano e da Camilla Isola, entrambi patrizi genovesi: morto a Parma il 20 dicembre 1768) vale la pena tuttora di riportaree quanto ne studiò G. B. Spotorno nel V volume della sua Storia Letteraria della Liguria, scrivendo dei Poeti Liguri  dei secoli XVII e XVIII (vedi qui l'Indice del volume V, integrato da altre notazioni, e calcolando che nel volume con i Poeti compaiono altri Uomini di Cultura e di Scienza). Dedicando al Frugoni un ampio spazio critico, sì da porlo in prima fila appunto nel capitolo dedicato ai poeti liguri (anche operanti fuori della Serenissima Repubblica di Genova, in base a quella che oggi si direbbe "fuga dei cervelli"  - tra i casi menzionati dallo Spotorno vale qui la pena di ricordare il genovese Giovanni Granelli e pure Giuseppe Luigi Biamonti di San Biagio della Cima che ebbe un'influenza panitaliana con il suo Addio al Giardino di Boboli, influenza che corse a lungo, senza peraltro fermarsi ma via via trasformandosi, dal Foscolo al Briano in merito alla poesia sepolcrale e delle rovine -). Essendo la Repubblica di Genova principalmente votata all'economia ed al commercio, sì da avere pochi casi di mecenatismo ed un accademismo modesto di fronte a quello di altre grandi città, nonostante il fiorire di talenti artistici e letterari ligustici come anche qui si vede.

Frugoni, figura di spicco nell'accademismo italiano del '700 scrisse molto (forse troppo e su troppi temi ma non senza qualità e sensibilità artistica), anche se tanti suoi contributi come qui, e solo a titolo d'esempio, andarono ad arricchire le raccolte di tante Accademi,e finendo talora per essere dispersi. 
Questo, qui digitalizzato, Volume di Carlo Innocenzo Frugoni (nell'Accademia di Arcadia con il nome pastorale di "Comante Eginetico") e che reca titolo di Rime dell'Abate Carlo Frugoni pubblicate sotto gli auspici della Sacra Real Cattolica Maestà di Elisabetta Farnese Regina delle Spagne (Parma, 1734) - a parte qualche pubblicazione di minor portata - risulta esser l'"unica opera a stampa edita "in vita" di questo prolifico autore, la cui Opera Omnia avverrà solo postuma nel 1779 (Stamperia Reale, Parma) a cura del Rezzonico.
 
Di questo volume delle Rime (ornato da una splendida stampa effigiante come qui si vede Elisabetta Farnese) ecco qui l'Indice, che rimanda a tutte le liriche digitalizzate, opere che come sopra detto spaziano su un'infinità di tematiche. Per curiosità, di questo procedere del Frugoni, rammentiamo alcune sue liriche, una assolutamente spirituale, come nel sonetto redatto, qual uomo di fede e ligure, in merito all'Antro eremitico della Maddalena presso Marsiglia, connesso peraltro a varie tematiche, non escluso certo il tema della "Via della Maddalena", implicante con un richiamo alla spiritualità altresì, implicitamente, un rimando ai pellegrinaggi della Fede, Su questo non si può escludere il fatto generale che in un'epoca di crescente anticlericalismo e di sviluppo di pensiero illuminista, la Chiesa andasse affrontando, tra varie tematiche epocali, il richiamo ad una superiore spiritualità ed a minori sue interferenze nella vita temporale degli Stati ed altre, fondamentalmente guerresche e legate ai successi spagnoli sull'Impero Turco, alle imprese vittoriose di Filippo V "Re delle Spagne" compreso il trionfo nella presa di Orano. 



domenica 16 luglio 2017

Il medico che attentò ad un Papa

Battista da Vercelli nacque a Vercelli nella seconda metà del sec. XV.
Si ignora se e dove abbia compiuto regolari studi di medicina.
Anche il suo nome è incerto: comunemente chiamato Battista da Vercelli nei documenti del tempo (ma talvolta anche Giovanni Battista), egli stesso si firmava nelle lettere degli ultimi anni con il cognome di De Ruviere, forse per concessione di un appartenente alla nobile casata.
Secondo alcuni scrittori il suo cognome sarebbe stato invece Vieri o de Viere.
Ben poco si sa anche della famiglia: aveva un fratello, Filiberto, che nel 1509 teneva a Venezia un banco di cavadenti e che negli anni successivi lo accompagnò come assistente nelle varie città italiane dove B. era chiamato per la sua fama di chirurgo; si sa anche che sposò una donna fiorentina dalla quale ebbe alcuni figli.
Nel 1502 B. era a Venezia, dove godeva una notevole fama per la sua abilità nel curare il "male della pietra", tanto da ottenere dalla signoria il titolo di cavaliere di San Marco e da raggiungere una notevole agiatezza economica.
Nel novembre del 1508, però, venuto a diverbio, non si sa per quali motivi, con un collega, il chirurgo Girolamo da Verona, lo uccise, incorrendo nelle sanzioni della Quarantia Criminale, che nel gennaio dell'anno successivo ne ordinò l'arresto e il processo per omicidio premeditato.
Egli si difese sostenendo di non aver avuto l'intenzione di uccidere il rivale e che il fatto era avvenuto inopinatamente durante una rissa.
Questa difesa sostenne anche sotto la tortura, alla quale venne ripetutamente sottoposto: ciò nonostante la Quarantia Criminale lo condannò a due anni di "prison forte" e al bando perpetuo.
Non risulta se B. scontò effettivamente la condanna; comunque nella primavera del 1512 era a Siena, dove godeva di grandissimo prestigio, sia per la sua abilità nell'estrazione della pietra, sia per i notevoli risultati ottenuti da un rimedio di sua invenzione per la cura del "mal francese".
Fu soprattutto in grazia di questo sistema di cura che egli si guadagnò la stima e la protezione del signore di Siena, Pandolfo Petrucci, e dei suoi figli Borghese e Alfonso; ma stimolati dalla fama di tante portentose guarigioni ottenute da B. - egli stesso assicurava di aver guarito con i suoi specifici circa quattrocento persone a Firenze - si sottoposero alle sue cure anche il marchese di Mantova, il cardinale Ippolito d'Este, il vescovo di Worcester Silvestro Gigli, ambasciatore d'Inghilterra presso la Santa Sede, nonché il fratello di Leone X, Giuliano de' Medici.
Quest'ultimo gli fu tanto grato delle cure prestategli che lo raccomandò al pontefice perché ottenesse dalla Repubblica di Venezia la revoca del bando al quale B. era stato condannato nel 1509; lo stesso Leone X intervenne con un breve presso la Signoria veneta alla fine del 1513e affidò poi le trattative all'internunzio Pietro Dovizi da Bibbiena.
La Repubblica non volle opporsi al desiderio del potente protettore di B. e finì per revocare il bando.
B. godeva anche di altre importanti relazioni alla corte pontificia, in particolare con il cameriere papale Luigi de Rossi e con il cubiculario Giulio Bianchi.
La protezione della famiglia Petrucci gli procurò il 20 luglio 1515 la cittadinanza di Siena e l'esenzione da ogni imposta; probabilmente in questa medesima occasione la città toscana coniò in onore del chirurgo vercellese una medaglia con la sua effigie [vedi sopra]: un esemplare è conservato nel Museo del Bargello di Firenze.
Nel marzo del 1516, però, estromesso da Siena Borghese Petrucci, B., forse per timore che l'amicizia con il deposto signore lo facesse vittima di qualche rappresaglia, abbandonò la città, rifugiandosi a Roma presso il fratello di Borghese, il cardinale Alfonso.
Nell'estate successiva, diffusasi la notizia della grave malattia che aveva colpito Leone X, si prodigò per ottenere di essere ammesso al posto di chirurgo del pontefice, rimasto vacante dopo il licenziamento di Iacopo da Brescia.
Assicurava di essere in grado di curare efficacemente la fistola della quale il pontefice era affetto, ma né la fama delle precedenti esperienze né le potenti protezioni su cui egli poteva contare indussero Leone X a servirsi di lui: probabilmente il pontefice non nutriva troppa fiducia nel familiare di coloro che egli aveva scacciato da Siena, sicché preferì richiamare Iacopo da Brescia. [integriamo con una glossa = in questi secoli solo meno della professione di medico ostetrico ed ancor più di "commare", ostetrica e poi balia la professione dei medici era guardata con sospetto specie negli alti casati per il timore di medici prezzolati da nemici che perpetrassero degli avvelenamenti (non per nulla in questi che furon detti secoli dei veleni fu creata la particolarissimia figura del servo assaggiatore di cibi) e a maggior ragione era giudicata rischiusa la professione di chirurgo data l'elevata mortalità connessa sia alla strumentazione ancora primitiva che all'assenza di anestetici, antidolorifici e antibatterici adatti a casi particolarmente gravi].
B. si trasferì allora a Firenze, dove lo attendeva la sua famiglia, ma venne arrestato per ordine del pontefice nel maggio del 1517.
Si erano concluse infatti le indagini sulla congiura, vera o presunta che fosse, dei cardinali Petrucci, Sauli [cugino di A. Giustiniani = G. B. Spotorno cita proprio il Giustiniani a dar contezza degli eventi della congiura con il concorso di Battista da Vercelli, contro alcune ipotesi del Bonino autore della Biografia Medica Piemontese] e Riario contro Leone X.
Nel corso degli interrogatori, ma soltanto dopo essere stato ripetutamente sottoposto alla tortura, il maestro di casa del cardinale Alfonso Petrucci, Marco Antonio Nino, aveva confessato che il suo padrone aveva progettato di uccidere il pontefice valendosi dell'opera di B., il quale, una volta ammesso a curare il papa, avrebbe dovuto avvelenarne la fistola mescolando il tossico all'elleboro bianco con cui Leone X usava curarsi.
Questa accusa contro i tre cardinali, che l'Ariosto riteneva valida ancora al tempo della sesta satira (cfr. Opere minori, Milano-Napoli 1954, p. 566, n. 117), venne formulata per la prima volta nell'interrogatorio del Nino il 27 apr. 1517 e pare che fosse in seguito confermata dalla scoperta di un gruppo di lettere scambiate nell'estate del 1516 tra il Petrucci e il Nino, con espressioni compromettenti sulla cura cui B. avrebbe dovuto sottoporre il pontefice.
Il processo contro il chirurgo piemontese, condotto dal procuratore fiscale Mario Perusco, che estorse all'inquisito una piena confessione con la tortura, si concluse con la condanna a morte.
Il 27 giugno 1517 B., assieme al Nino, fu pubblicamente torturato con tenaglie roventi, quindi impiccato e squartato presso ponte Sant'Angelo.


domenica 9 luglio 2017

Il controllo dei libri - ed altro ancora - da Roma Antica all'età barocca


Sin dai tempi di Roma Antica [quando praticamente vide gli albori la vera editoria - trattandosi anche di editoria privata - non solo sotto forma di pubblicazione di libri, benché manoscritti, ma anche sotto specie di distribuzione con relativa pubblicizzazione e conservazione come - ma certo non soltanto - nel caso dei pur effimeri Acta Diurna Populi Romani, sorta di protogiornalismo periodicamente divulgato anche nell'Impero e con un certo successo; ma dopo che gli Editori ne avevano depositato un esemplare presso l'Archivio di Stato] nelle Biblioteche, ma anche presso le Librerie, la "Ricerca dei Libri" (per acquisto o lettura) si svolgeva appuntandosi, da parte dei bibliotecari o dei librai, il titolo, specie se trattandosi di opera non troppo richiesta o comunque da individuare tra le tante, a testimonianza di una consuetudine tramandatasi per millenni. Del resto, ad ulteriore singolare coincidenza nell'Editoria attraverso i secoli, merita una nota attenta che divulgazione e spedizione degli Acta potesse avvenire solo dopo una sorta di "Licenza concessa dal Praefectus Urbis". Cosa questa che manca nella forma ed anche nella sostanza [fatti salvi comunque possibili provvedimenti censori avverso pubblicazioni contrarie o al decoro, od alla religione ed allo stesso Imperatore di consonanza] con la Censura Ecclesiastica e la Congregazioni dell'Indice [al limite seppur con tanta cautela vale l'asserzione ovidiana di una personale sfortuna per l'Error ed il Carmen, ove nel Carmen si è vista l'edizione dell'Ars Amandi opera nei contenuti certo contraria al processo augusteo di moralizzazione] ma che ha indubbie convergenze con la Licenza od Autorizzazione degli Stati a stampa e distribuzione, per esempio nel XVII secolo nei casi della Repubblica di Venezia e della Repubblica di Genova con tanto di doveri precisi da rispettare da parte degli Editori verso lo Stato.
Già dai tempi di Roma antica la salvaguardia di libri e documenti era comunque un principio importante dato il loro valore ed in "segreteria" quanto nelle sale di lettura si esposero regolamenti e normative. Tali provvedimenti continuarono attraverso i millenni...

Rispetto ai tempi pregressi quando variamente si pubblicava su manoscritti ed utilizzando questo vario materiale resta assolutamente fuor di qualsiasi dubbio che l'invenzione della stampa rappresentò un evento eccezionale e planetario ai fini della documentazione e della dstribuzione della cultura affatto inferiore a quello che oggi si attribuisce ai "Media" e alla "comunicazione informatica on line" ma tale straordinario evento attivò anche fenomeni sgraditi all'elitaria, anche culturalmente, società del tempo. Per esempio l'invenzione della stampa fu esaltata dallo stesso Martin Lutero costituendo essa la possibilità di dare alla luce un assai più considerevole materiale di lettura con notevoli effetti pubblicistici e capaci di alterare la paludosa inerzia intellettuale di grandi strati di popolazione.
In forza della cresciuta facoltà di divulgazione la stampa divenne quindi celermente un potente mezzo di dispute, come detto non più elitario, ma certo capace di incidere sulla vita socio politica come attesta e giurisdizionale il dibattito tra Paolo Sarpi e Francesco Bellarmino ovverossia tra Venezia e Roma.


Giammai bisogna poi dimenticare che dati gli equilibrismi del potere strutturato entro un'ambigua ma efficiente sinergia tra Stato e Chiesa la custodia dei libri e soprattutto la verifica dei loro contenuti poteva contestualmente coinvolgere, magari anche su piani diversi, tanto la Stato che la Chiesa.
Le postulazioni di Lutero come di vari suoi seguaci che principalmente parevano interessate e giustificate nell'agevolare il proselitismo religioso, specialmente nel caso più eclatante e combattuto delle "Diocesi Usbergo" o "Diocesi di Frontiera", donde potevano penetrare libri anticattolici, finivano, più o meno volutamente, sotto forma di propaganda parallela per materializzarsi contestualmente in idee alternative alla sanzione dell'immutabilità dello "statu quo" degli Stati, con la Chiesa, reputato custodia dello stato sociale ufficialmente riconosciuto quale perfetto, cioè dell'immobilismo dei ruoli ben distinti di egemonia quanto di subalternità.
Per quanto possa parere oggi sorprendente atteso che prevale certo attualmente la disanima sui "Massimi Sistemi", sui loro martiri e sui libri proibiti in materia, cioè sulla fiera lotta - non esente da vittime sull'una e sull'altra sponda - tra interpretazioni cosmologiche e quindi tra Scienza Nuova e vecchia Scienza Aristotelica
cosa peraltro indubbia e rilevante, risulta in base a quanto detto e ben oltre il mero fatto socio-morale del tutto destabilizzante rispetto al sistema, anche per l'implicita decadenza di una serie di segni distintivi e di sanzioni giuridiche e giurisdizionali, il caso della pubblicistica controriformista a pro delle prostitute reputate ben accolte - dalla diaspora cattolica - nell'ecumene riformato a condizione di convertirsi alle nuove idee.
Sì da diventare agenti dell'idea protestante e quindi dell'eresia, approfittando dell'impudicizia attribuita per via di libelli cattolici ai Riformati. Sin poi in qualità di streghe eretiche giungere al segno di usare i loro artifici di seduzione e fascinazione magica per trascinare dei già ferventi cattolici alla perdizione. Come  scritto dall'agostiniano Henricus Lancelotz che nell'opera Anatomia Christiani Deformati edita ad Anversa per i tipi di Hyeronimus Verduss nel 1613 (in merito all'organizzazione da parte degli eretici di veri e propri sabba di massa, come avrebbero fatto nel 1527, in una località della Svizzera, trecento di loro i quali, al termine di una funzione sacra) che esplicitamente così si espresse = " ....dopo aver cantato le lodi a Dio, spensero le luci e si diedero turpemente a saziare la propria libidine alla maniera degli animali. Poi salirono sopra la montagna più alta, convinti che da lassù sarebbero stati assunti in cielo con l'anima e il corpo. Non c'è da stupirsi d'altronde, dal momento che in precedenza Lutero aveva scritto che l'uomo ha bisogno del coito più che di mangiare e bere e, in altra occasione, disse = 'Se vostra moglie non ci sta, fatevi la serva...'".