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lunedì 30 gennaio 2017

Diocleziano

Diocleziano (museo archeologico di Istanbul) - Fonte: Wikipedia
Di umili origini, Caio Valerio Diocle, questo il vero nome di Diocleziano, nacque verso il 240. Percorse una rapida, brillante carriera militare, raggiungendo il grado di comandante della guardia dell'imperatore Numeriano. Assassinato questi dal prefetto del pretorio Apro, Diocleziano fu acclamato imperatore dai soldati e, ucciso l'assassino, si volse contro Carino, fratello di Numeriano, venendone però sconfitto al fiume Margo (285). Ucciso però anche Carino dai suoi stessi soldati, Diocleziano divenne unico imperatore.
Presto si associò Massimiano al trono come Cesare, inviandolo a combattere i Bagaudi in Gallia e concedendogli nel 286 il titolo di Augusto. I due Augusti condussero una serie di vittoriose campagne contro i barbari delle frontiere danubiane. Diocleziano provvide anche a sistemare come vassallo di Roma Tiridate III sul trono d'Armenia ed a soffocare i disordini scoppiati in Egitto.
Nel 293, su progetto di Diocleziano e secondo le normative che avrebbero sostenuto il principio della Tetrarchia imperiale romana, i due Augusti crearono i due Cesari o loro successori designati, cioè Galerio, adottato da Diocleziano, e Costanzo Cloro da Diocleziano stesso fatto adottare a Massimiano. Il nuovo sistema di governo venne tra l'altro irrobustito da una "catena" di legami matrimoniali abilmente orchestrati da Diocleziano. Quest'ultimo esercitava comunque una posizione di preminenza rispetto ai colleghi: tutti e quattro erano riconosciuti sovrani dell'Impero e leggi ed editti erano promulgati a nome di tutti, anche se ognuno sovraintendeva alla parte dell'Impero che gli era stata assegnata. Massimiano governava sull'Africa e l'Italia, Costanzo Cloro su Gallia e Britannia [liberate degli usurpatori Carausio ed Alletto], Galerio amministrava le province danubiane e infine Diocleziano regnava sull'Oriente, dove eliminò l'usurpatore Domizio Domiziano in Egitto.
La guerra condotta da Diocleziano, assieme a Galerio, contro il persiano Narsete si concluse con la conquista della Mesopotamia settentrionale e l'affermazione del protettorato romano sull'Armenia e sull'Iberia.
Pacificato l'Impero, Diocleziano provvedette ad una vasta riforma amministrativa dell'Impero, che sarebbe poi stata conclusa sotto Costantino.
Un complesso cerimoniale di corte evidenziò il passaggio dal Principato al Dominato, in cui era sancito il carattere sacrale ed assoluto del potere imperiale: il Sacrum Consistorium sostituì il vecchio Consilium Principis: Furono inoltre costituite 4 prefetture del pretorio ed il potere civile venne assolutamente scisso da quello militare. L'amministrazione delle province venne resa più agile con la formazione di un centinaio di province più piccole (affidate a consulares, correctores, praesides), raggruppate in DIOCESI affidate a VICARI.
In campo militare le legioni aumentarono di numero ma diminuirono di effettivi e l'esercito fu costituito da truppe stanziali in guarnigione (ripensi o ripariensi) e da campagna (comitatensi). Si provvide inoltre ad edificare molte fortificazioni tra cui un limes o confine fortificato più avanzato in Oriente.
A livello economico e finanziario Diocleziano tentò di fermare la crisi economica del Dominio con una riforma monetaria e l'imposizione di calmieri (editti dei prezzi massimi nel 301). Pure il sistema fiscale venne del tutto rivisto e fu basato sul sistema della caput iugatio e sulle Indizioni, mentre venivano regolarizzate (fatto che perdurerà nei secoli futuri) le imposte in natura (annona). Tutte queste riforme costarono però un'aumento di pressione fiscale e per assicurare alcuni servizi fondamentali si ricorse all'obbligatorietà ereditaria di alcune professioni come quella del soldato.
In campo religioso Diocleziano fu prima tollerante verso i Cristiani, ma poi iniziò le persecuzioni che culminarono nel sanguinoso anno 303.
Il suo apporto in ambito delle opere pubbliche fu rilevante, specie in Roma, dove eresse le monumentali Terme che portano il suo nome, ed a Nicomedia, principale sua residenza. Presso Salona (oggi Spalato) fece erigere un sontuoso palazzo ove si ritirò nel 305, dopo aver abdicato ed aver costretto Massimiano a fare una scelta identica. Non volle mai più riprendere il potere anche quando sorsero dispute feroci tra i suoi successori: fece comunque da intermediario estremamente autorevole a convegno di pacificazione in Carnuntum nel 308.
Alla sua morte, passato qualche anno, fu divinizzato. Grande e valoroso comandante, espertissimo politico ed uomo di governo, seppe compiere un'impresa da molti giudicata impossibile: riunire e pacificare uno sterminato impero, illanguidito da gravi disordini e lotte intestine, sino al punto di riportarlo a nuovi vertici di splendore e di potenza, pur non potendo, nonostante la sua formidabile personalità e l'avvento di qualche grande seguace come Costantino, arrestarne, ma solo ritardarne il declino.

da Cultura-Barocca

giovedì 19 gennaio 2017

Sull'Inquisizione

Templari condannati al rogo dall'Inquisizione, da Chroniques de France ou de St Denis - Fonte: Wikipedia
Occorre premettere che la codificazione di quell'antica e potente istituzione ecclesiastica, passata alla storia sotto il nome generico di Inquisizione, ma con forme assai diverse nell'arco di tempi tra loro lontani, era stata istituita allo scopo di ricercare, scoprire, esaminare e condannare quanti deviavano dalla fede a livello teologico e comportamentale. 

Soltanto per fornire uno schema di base occorre preavvertire la sostanziale differenza tra l'Inquisizione medievale (del XIII secolo), l'Inquisizione Spagnola (creata da Sisto IV su petizione di Ferdinando il Cattolico ed Isabella di Castiglia, Sovrani di quella Spagna ormai del tutto sottratta all'Islam e quindi ferocemente persecutoria avverso i rigurgiti di paganesimo) ed infine l'Inquisizione Romana, istituita nel XVI secolo e di conseguenza in piena opera controriformistica per volontà di Paolo III. 

Trascurando, per ragioni di spazio e per l'assenza di prove esaustive, le complesse vicende delle antichissime forme di persecuzioni incentivate dai cristianizzati, fin dal III secolo, contro le più svariate manifestazioni di presunta idolatria, per le vicende antichissime dell'intransigenza cristiano-cattolica è sufficiente far cenno all'evoluzione (od involuzione?) del pensiero di Sant'Agostino che, anche in rapporto alle esigenze storiche, finì con l'abbandonare la sostanziale tolleranza intrattenuta in occasione della sua polemica antimanichea per attingere a forme di lotta abbastanza intransigente (in particolare negli ultimi tempi di vita del Vescovo di Ippona) contro i donatisti, sì da formulare quell'inquietante principio del compelle intrare (cioè "costringere le persone ad entrare nelle chiese") che avrebbe inevitabilmente esercitato una pesante influenza sugli atteggiamenti dei tribunali ecclesiastici avverso le future forme di eresia o dissenso dal pensiero romano-cattolico. 

Per tutto il Medioevo barbarico e l'Alto Medioevo la Chiesa non assurse, come troppo spesso si crede ed anche si scrive, a intolleranza totale nei riguardi delle forme di eresia che pur non mancavano di sorgere con frequenza nel contesto della cristianità; le esecusioni capitali costituivano ancora una rarità, le morti sul rogo furono spesso più dovute alla rabbia popolare che ad un sistematico apparato giudiziale ecclesiastico: nonostante interrogatori e processi intentati a fazioni accusate di eresia, in quest'epoca mancava ancora l'aspetto basilare del diritto ecclesiastico inquisitoriale, quello che appunto dà nome all'Inquisizione che, derivando dal latino giuridico inquisitio, allude ad una "ricerca sistematica ed investigativa su scala codificata da canoni". 

In linea sostanziale, seppur non formale, si può parlare di "inquisizione ecclesiastica" a partire dalla reazione della Chiesa all'eresia Catara, massicciamente arginata da una vasta serie di decreti conciliari (Tours, 1163 - Terzo Lateranense 1179 - Verona, 1184 - Montpellier, 1195 ecc.) attraverso ordinamenti di ricerca, teoricamente scientifica, dei presunti eretici tramite specifiche commissioni parrocchiali o di testimoni sinodali.
E' da condividere il pensiero di Raoul Manselli (Grande Dizionario Enciclopedico - U.T.E.T., Torino, volume X, s. v. Inquisizione) nel non accreditare a tale epoca l'istituzione giuridica vera e propria dell'Inquisizione. 

In effetti, senza che fossero state organizzate specifiche codificazioni giuridiche, i vari Concili avevano soltanto mirato ad affidare ai vescovi ed ai loro subalterni la persecuzione degli eretici, sì che i vari prelati, dopo aver denunziati, condannati e puniti secondo i distinti costumi locali quanti avessero confessato la loro appartenenza a sette ereticali, avrebbero sempre dovuto consegnare gli intransigenti e reprobi al Braccio Secolare (potere laico) nel caso di esecuzioni capitali e pene mortali. 

Poiché l'operato dei vescovi risultò mediamente episodico, anche per mancanza di autentici strumenti di intervento, senza calcolare la scarsa collaborazione del clero locale, la vera e propria Inquisizione, volendo alludere ad una sua reale efficienza e competenza, si può datare dalla creazione, per intervento papale, d'un giudice straordinario od Inquisitor, con giurisdizione universale, che prese ad affiancare il prelato locale, con giurisdizione invece limitata alla sua diocesi, il quale doveva riconoscere l'universitatem causarum a differenza dell'Inquisitor cui spettava la persecuzione dell' heretica pravitas. 

Sarà poi nei Capitoli del senatore romano Annibaldo degli Annibaldi (febbraio 1231) che il termine di INQUISITORE, troverà la sua codificazione.
Tali Capitoli (propriamente Capitula Anibaldo Senatoris pubblicati a Roma nel febbraio del 1231 non furono però altro che la trasposizione giuridica di una serie di Regole formulate da Papa Gregorio IX, che con Innocenzo IV, fu uno dei Pontefici romani che maggiormente si preoccuparono di dar vigore all'INQUISIZIONE: in forza dei suoi comandamenti la normativa pubblicata era finalmente esaustiva ed avrebbe presto avuto valore universale per la sua diffusione presso tutti gli arcivescovi e principi d'Europa. 
Leggendo i Capitoli redatti dal senatore Annibaldo degli Annibaldi vi si riconoscono finalmente i dettati di un vero sistema procedurale e giudiziario, che comportava, tra l'altro, l'obbligo per il senatore, ma anche per ogni buon cattolico, di imprigionare gli eretici, di far eseguire le condanne ad otto giorni dalla sentenza, di comminare la multa di venti lire per chi non denunciasse un eretico e di duemila marchi (oltre l'interdizione dai pubblici uffizi) per il senatore inadempiente, il diritto di confiscare i beni di siffatti rei come pure l'obbligo di radere al suolo, trasformando il sito in un letamaio, la casa che avesse fornito ospitalità a qualsiasi "blasfemo" (teorema di condanna distruttiva copiosamente ripreso dal diritto penale, come iva l'andamento del processo onde evitare possibili errori procedurali). 

Papa Gregorio IX nel 1235 concesse l'INQUISIZIONE ai frati domenicani e tale privilegio fu poi esteso pure ai francescani verso il 1245.
Tra le ragioni che avrebbero indotto a siffatto potenziamento dell'istituto inquisitoriale sarebbe da ascrivere lo scontro esistente tra il Papa e l'imperatore Federico II. 
In definitiva la figura dell'INQUISITORE DELEGATO PONTIFICIO sarebbe stata creata al fine di contrapporla ai giudici laici che andavano vieppiù sancendo la supremazia di Federico II a scapito delle antiche prerogative ecclesiastiche.
Stupisce tuttavia gli storici la contraddizione storica per cui soprattutto in territorio francese, estraneo quindi all'influenza di Federico II, l'INQUISIZIONE abbia esercitato al massimo grado la sua pressione: ma l'argomento, per quanto dibattuto, non è ancora stato compiutamente risolto dagli storici. 

E' da questi tempi che alle condanne presero a seguire pene mortificanti affidate al potere secolare e tra le quali prese sempre più a comparire la combustione del condannato sul rogo (che come dettano gli stessi Statuti di Genova era considerata "pena nuova e purificatrice di fronte all'idra eretica e sacrilega"): fu da quest'epoca, vista la dilatazione del fenomeno inquisitoriale, che presero a scriversi trattati ad uso degli inquisitori, in cui si registravano e si discutevano i più svariati casi di eresia e di persecuzione (ed al riguardo non può sottacersi l'opera dell'Inquisitore domenicano Bernardo Guy o Gui o di Guido che, particolarmente e ferocemente attivo contro la setta ereticale dell'Ordine degli Apostoli) svolse la sua attività agli inizi del Trecento nella Francia meridionale ponendo le fondamenta delle procedure investigative e dell'interrogatorio dei rei). 

Una trasformazione dell'Inquisizione ecclesiastica si data da papa Giovanni XXII (1316-34), dopo il Concilio di Vienne (1311-'12) quando l'ufficio inquisitoriale divenne competente di stregoneria, assimilata all'eresia, dicendosi che tanto eretici quanto fattucchiere intrattenessero relazioni demoniache. 

Per circa 200 anni l'impegno inquisitoriale in Europa, e in Spagna, si restrinse alla caccia alle streghe pur se il Potere non mancò di servirsene contro arabi ed ebrei, confusi con maghi, fattucchiere e sacrilegi. 

Non si può far a meno di menzionare il ruolo degli Inquisitori nel Nuovo Mondo, laddove in Centro America un errato approccio colle antiche culture indigene si trasformò in un bagno di sangue per disintegrare i ceti dominanti delle civiltà autoctone sostituendo ad esse il sistema socio-economico dei conquistadores contro cui tuonarono voci importanti come quella di Bartolomé de las Casas. 



domenica 15 gennaio 2017

John Dee, matematico, mago e astrologo

Fonte: Wikipedia
Il matematico, mago e astrologo inglese John Dee nacque il 13 luglio 1527 a Londra, figlio unico di Roland Dee (m. 1555), un ricco mercante in tessuti di origine gallese e sarto alla corte di Enrico VIII d'Inghilterra (1509-1547), e di sua moglie Jane Wild.
Dal 1537 il giovane D. fu mandato a studiare alla Chantry School di Chelmsford, nella contea dell'Essex, poi entrò, nel 1542, nella St. John's College, a Cambridge, dove studiò matematica e astronomia, ottenendo il suo baccalaureato nel 1546, anno in cui fu nominato membro della Trinity College, a Cambridge, fondata da Enrico VIII.
Nel 1547 D. decise di recarsi in Olanda per motivi di studio: ritornato dopo un anno ottenne il laurea in arti liberali, ma dopo poco dovette riparare all'estero sotto l'accusa di congiura.
Ritornò quindi nuovamente nei Paesi Bassi, a Lovanio e Bruxelles, e in Francia, a Reims, abitandovi tra il 1548 ed il 1551 e studiando con famosi studiosi locali, come il cartografo Gerardo Mercatore (1512-1594) e il matematico Pedro Nunez (Nonius) (1492-1577).
D. rientrò in Inghilterra nel 1551 e ottenne una rendita di 100 corone dal re Edoardo VI (1547-1553) e la posizione di rettore di Upton-upon-Severn. Tuttavia, dopo la salita al trono della regina Maria Tudor, detta la Sanguinaria (1553-1558), D. fu, nel 1555, accusato di stregoneria, ed in particolare di aver attentato alla vita della regina per mezzo di sortilegi maligni e calcoli matematici (pare che la futura regina Elisabetta gli avesse chiesto di calcolare la data della morte della sorellastra!) e fu quindi imprigionato a Hampton Court.
Dopo la sua liberazione, le sue fortune iniziarono a migliorare con l'ascesa sul trono d'Inghilterra proprio di Elisabetta I (1558-1603), in particolare quando il favorito della regina, Lord Robert Dudley (1532-1588), chiese a D. di scegliere una data propizia per l'incoronazione della sovrana, che in questa occasione prese alcune lezioni di astrologia dal mago, rimanendone molto impressionata.
Nei successivi cinque anni D. si dedicò ai suoi studi di astrologia, astronomia, alchimia, matematica, occultismo e magia bianca, e ad ampliare la sua ricca biblioteca, ma nonostante i favori di Elisabetta I, egli non riuscì ad ottenere una totale tranquillità economica, quindi, per tagliare le spese, andò ad abitare da sua madre a Mortlake, nella contea del Surrey.
In questa casa (che ereditò nel 1580) egli pose la sua biblioteca di 4.000 volumi e 700 manoscritti, oltre a rari e strani oggetti, alcuni dei quali andarono distrutti a causa di successive incursioni e devastazioni (soprattutto durante i suoi frequenti viaggi all'estero) da parte di teppisti superstiziosi, i quali lo ritenevano amico del Diavolo.
Tra il 1564 e il 1571 egli fece diversi viaggi in Europa [tra l'altro regalò una copia della sua Monas hieroglyphica al neo-eletto imperatore Massimiliano II (1564-1578)], mentre in patria, nello stesso periodo, fu impiegato per istruire gli equipaggi delle navi della Compagnia di Navigazione anglo-russa Muscovy, fondata dal celebre esploratore Sebastiano Caboto (1474-1557). Nel 1577 egli pubblicò il trattato Perfect Arte of Navigation (L'arte perfetta della navigazione), in realtà un testo di propaganda per la creazione di un impero britannico, mentre l'anno dopo (1578), dopo due matrimoni senza eredi, si sposò con Jane Fromands, da cui ebbe otto figli.
Dal 1581 egli iniziò ad indagare sempre di più il mondo del soprannaturale, soprattutto degli angeli, dapprima con esperimenti di cristallomanzia, una tecnica divinatoria usando sfere di cristallo o bacinelle d'acqua, e successivamente con ben più inquietanti sedute di divinazione, mediante rievocazione di morti (necromanzia), con l'aiuto di Edward Kelly (1555-1593), un medium, sensitivo e alchimista, comunque un vero truffatore, a cui, per punizione, erano state tagliate le orecchie, e che D. conobbe nel 1582. Tuttavia non tutti gli autori concordano sul fatto che D. abbia mai partecipato agli esperimenti di necromanzia organizzati da Kelly.
I due, con le proprie famiglie, viaggiarono tra il 1583 ed il 1589 in Polonia, dove furono ospitati e sponsorizzati dal conte palatino di Siradz, Albert Laski, nipote del riformatore Jan Laski .
A Cracovia nel 1585 D. incontrò e fece amicizia con il pensatore utopistico Francesco Pucci , che accompagnò D. e Kelly i due nel loro viaggio a Praga per andare a visitare l'imperatore Rodolfo II (1578-1612). Qui il loquace e polemico Pucci abbandonò la compagnia dei due maghi (con sollievo di D., che lo considerava pericolosamente chiacchierone e utopico: aveva perfino cercato di convincere D. ad andare a Roma per presentare al papa i suoi esperimenti di necromanzia!). A Praga i due furono ricevuti da Rodolfo II, al quale, si dice, D. abbia venduto il misterioso (e tuttora non decifrato) manoscritto Voynich.
Sempre a Praga l'alchimista ebreo Jacob Eliezer, noto come il Rabbi Nero, avrebbe donato a D. un libro di magia nera e necromanzia denominato Necronomicon, ma il mago fu fortemente impressionato dalla lettura e dallo studio del testo.
Poco dopo D. e Kelly litigarono e si separarono in seguito alla disinvolta (e indecente) proposta di Kelly di mettere le mogli in comune: D., ammalato e a corto di denaro, decise di rientrare a Mortlake nel 1589, per amaramente constatare che la sua biblioteca, in sua assenza, era stata saccheggiata.
Kelly andò incontro ad un ben più tragico destino: spacciandosi come lo scopritore della Pietra Filosofale e dell'Elisir di Lunga Vita, fu arrestato come eretico e stregone, dapprima a Praga poi nella Germania meridionale, dove, nel corso di un tentativo di evasione nel 1593, cadde rompendosi due coste e ambedue le gambe e riportando ferite così gravi che ne morì poco dopo.
Per D. il rovescio economico creato dal furto dei libri ed oggetti nella sua biblioteca fu molto grave e per anni egli si dibatté in condizioni molto disagiate finché la regina Elisabetta, nel 1596, non lo nominò dapprima cancelliere della Cattedrale di San Paolo a Londra, poi sovrintendente del Christ College di Manchester, dove egli si trasferì con la sua famiglia: purtroppo nella città inglese scoppiò nel 1605 un'epidemia di peste, che uccise sua moglie e diversi suoi figli.
Precedentemente egli avrebbe lavorato sulla traduzione in inglese del Necronomicon, che però non venne mai stampato e probabilmente contribuì alle accuse di stregoneria, contro le quali egli dovette difendersi negli ultimi anni della sua vita.
D. morì poverissimo a Mortlake il 26 marzo 1609.
Come già detto, la vastità degli studi di D. sulla astrologia, astronomia, alchimia, matematica e magia bianca, è veramente notevole.
Le opere più importanti sono: Monas hieroglyphica (1564), un testo di ermetismo, cabala ed alchimia. Propaedeumata Aphoristica (1568), una miscela di concetti di fisica, matematica, astrologia e magia. Parallacticae commentationis praxosque (1573), un trattato di metodi trigonometrici per calcolare le distanze delle stelle. Perfect arte of navigation (1577), un libro di propaganda per la creazione di un impero britannico.
Inoltre l'esperienza fatta nelle comunicazioni con gli angeli di D. e Kelly venne riassunta nel libro A true and faithful relation of what passed between Dr. Dee and some spirits (Una vera e fedele relazione delle comunicazioni tra il Dr. Dee e alcuni spiriti), scritto da Méric Casaubon (1599-1671), figlio del più noto Isaac, basandosi sulle annotazioni originali del presunto mago inglese, rinvenute dopo la sua morte. 
[tratto dal sito "Eresie.it" di Douglas Swannie: Dizionario del pensiero cristiano alternativo]
  


sabato 7 gennaio 2017

La Basilica di San Clemente in Laterano a Roma

Fonte: Wikipedia
La Basilica di San Clemente in Laterano è una delle più famose tra le chiese medievali di Roma, ed è sviluppata su tre livelli che si sono sovrapposti attraverso i secoli.
Al livello superiore vi è la basilica medievale vera e propria, completata nel 1123.
L’ingresso principale su Piazza San Clemente è inquadrato in uno splendido protiro del XII secolo e da una cornice marmorea dello stesso periodo.
Si accede così ad un cortile interno, quadriportico con colonne ioniche e architravi, che precede la facciata settecentesca con un piccolo campanile.
L’interno preserva ancora l’aspetto medievale, nonostante diversi rimaneggiamenti nei secoli successivi.
È suddiviso in tre navate, ciascuna terminante con un abside.
Le colonne antiche, di varia provenienza, hanno capitelli ionici in stucco (rifatti), il pavimento è un bell’esemplare cosmatesco; nel mezzo della navata la schola cantorum, del XII secolo, ma che reimpiega diversi frammenti provenienti dalla chiesa inferiore, così come riutilizzata è la cattedra episcopale.
Nell’abside centrale è conservato il meraviglioso mosaico, raffigurante il Cristo crocifisso tra la vergine e S. Giovanni Evangelista.
Dalla sagrestia si accede alla basilica paleocristiana inferiore, costruita alla fine del IV secolo; essa presenta tre navate, divisa da colonne, ed è preceduta da un nartece; per tutto l’alto medioevo fu una delle più importanti di Roma, arricchita da affreschi e arredi vari.
Questa basilica venne gravemente danneggiata durante il sacco dei Normanni di Roberto il Guiscardo, nel 1084, e, dopo un breve tentativo di ripristino di cui testimoniano alcuni affreschi, venne abbandonata e interrata per costruirvi sopra la nuova basilica.
Al terzo livello, infine, si conservano resti di edifici pubblici e privati, separati da un vicolo, ora coperto, databili al I e II secolo d.C.; nell’edificio privato nel III secolo fu realizzato un mitreo, rapidamente trasformato in luogo di culto della venerata memoria di S. Clemente, terzo pontefice dopo S. Pietro, martire sotto Traiano.
Nelle parti sotterranee si scoprono i resti di un mitreo è costituito da tre ambienti, due che fungono da vestibolo e probabilmente da schola mitraica, con resti di stucchi ed affreschi.
Il terzo è il mitreo vero e proprio, con la volta ribassata e trattata con pomici a simulare una caverna, luogo centrale della “religione mitraica”.
Sulle pareti laterali vi sono dei banconi, sui quali prendevano posto gli adepti durante le celebrazioni.
Sulla volta vi sono delle aperture in relazione agli aspetti astrologici della dottrina, al centro un’area marmorea con Mitra che immola il toro.Attraversando quello che una volta era un vicolo all’aperto si giunge ad altri ambienti romani, in uno dei quali è visibile una corrente d’acqua, un tempo uno dei numerosissimi corsi d’acqua sotterranei della città, poi canalizzato.
La sorgente d’acqua sotterranea, che ancora oggi sgorga attraverso una delle pareti per inabissarsi nuovamente nel sottosuolo, conferisce al luogo una sacralità tellurica che è ben sentita dai visitatori sensibili a questo tipo di energie.




lunedì 2 gennaio 2017

San Bernardo di Aosta

Statua di san Bernardo di Mentone al colle del Piccolo San Bernardo - Fonte: Wikipedia
Nel Nuovo Testamento, nell'Apocalisse di San Giovanni Apostolo, una delle visioni del teologo Giovanni riguarda un enorme drago rosso con sette teste e dieci corna, simboleggia il diavolo, che ripetutamente insidia la Donna vestita di Sole (identificata dalla tradizione cristiano-cattolica con la Vergine Maria o con la Chiesa e con altre simbologie da altre tradizioni cristiane), ma ella gli sfugge, e il mostro si volge a combattere contro Dio e i suoi angeli (Nell'iconografia cristiana il drago è una reincarnazione di Satana, il diavolo e spesso è rappresentato sconfitto da santi e cavalieri. Rabano Mauro: il drago è il diavolo, è Satana, e draghi sono i suoi adepti. A giudizio di Isidoro di Siviglia: ...è il più grande di tutti gli animali; è una bestia sotterranea ed aerea che ama lasciare le caverne in cui si nasconde per volare nell'aria; la sua forza risiede non nella bocca o nei denti ma nella coda con cui può stritolare il suo avversario per eccellenza, l’elefante...).
San Bernardo di Mentone, noto anche come San Bernardo di Aosta (Menthon-Saint-Bernard, 1020 – Novara, 1081), è stato un religioso italiano: sulla sua figura ed opera sarebbe quindi caduto un certo oblio per la comparsa e l'eccezionale culto in epoca posteriore di S. Bernardo di Chiaravalle come leggesi nel "Leggendario" di Jacopo da Varagine volgarizzato dal Manerbi (Manerbio).
La Chiesa cattolica lo considera santo e la memoria liturgica è il 15 giugno. La vita di questo santo non risulta ben accertata. Confuse sono anche le date di nascita e di morte come incerto è persino il luogo di nascita: alcuni studiosi lo farebbero infatti originario di Aosta.
Un tempo ritenuto originario di Mentone sul lago di Annecy in Alta Savoia, Bernardo era verosimilmente nativo proprio di Aosta dove avrebbe ricoperto le cariche di canonico e Arcidiacono della Cattedrale.
Testimone dei pericoli che riservavano i colli delle Alpi era ritenuto il santo che aveva cacciato i tanti demoni dalle Alpi e la sua iconografia raffigura sempre un diavolo, non di rado effigiato in guisa di drago incatenato alla sua stola [ in chiave cultuale posteriore a quella sopra menzionata della citata "Apocalisse" non si può poi ignorare Aurelio Garobbio, uno dei principali studiosi dell’universo immaginario dell’arco alpino, che, nell'opera Leggende delle Alpi Lepontine e dei Grigioni (Rocca San Casciano, Cappelli, 1969, pg. 148) allorché emblematicamente sul tema ha scritto "draghi e serpi compaiono insieme all'uomo, stanno legati all'uomo come il male sta accanto al bene e l'amore all'odio": e del resto il drago come nel caso del Cenischia presso Novalesa ha sempre rappresentato le forze oscure del male in agguato contro uomini ma anche animali per rapirne anime e corpi = non estraneo alle investigazioni dei naturalisti come l'Aldrovandi in qualche maniera legato anche alla figura di A. Aprosio e le cui vestigia, in simbolo ed auspicabilmente ma difficilmente in corpo reale, in guisa di coccodrilli, alligatori e specie caimani ma anche vampiri dopo la scoperta delle stranezze delle Americhe e del "Nuovo Mondo" divennero uno dei pregi basilari delle Wunderkammer come si vede qui in quella del napoletano Ferrante Imperato.
Prescindendo da queste riflessioni è da rammentare che sull'asse diavolo - drago - creature ostili ed oscure si vede l'evoluzione dei ricordi di un paganesimo e di un'idolatria già combattuti dal giudizio ecclesiastico ma recentemente riproposti dagli arabi del Frassineto per le contrade che dal mare portavano ai passi alpini e che in paricolare, pur giungendo a saccheggiare Novalesa (le parti evidenziate sulla carta antica sono attive), rimasero quali "demoni" nella consapevolezza generale soprattutto per la distruzione della celebre Abbazia di Pedona (tutta le voci evidenziate sono attive), prima che fossero dispersi dalla Chiesa e dalla Cristianità, con la conseguente consacrazione del tragitto Ventimiglia - Novalesa ad opera di un vescovo di Ventimiglia: cose che, pur diversamente, si recuperarono molto dopo, in ben altro contesto, per effigiare, il Mostro draghiforme dei Riformati simboleggiante l'Eresia avverso i Riformati ed addrittura riprese ancora, per altre ragioni nuovamente, dalla cronaca settecentesca come nel caso di questa narrazione una creatura mostruosa e parimenti draghiforme nata in Valacchia son da apportare ulteriori, seppur vaghe notizie su questo Santo.
Bernardo, stando a distinte relazioni, avrebbe fatto edificare nel 1050 sui valichi dei due più alti collegamenti montani gli ospizi del colle del Gran San Bernardo, tra la valle d'Aosta e il Vallese, e del colle del Piccolo San Bernardo, tra la Valle d'Aosta e la Terrasanta.
Questi ospizi secondo la strutturazione ben nota avrebbero svolto una funzione assistenziale a pro dei viaggiatori e pellegrini che attraversavano le Alpi.
Bernardo nei due ospizi avrebbe organizzato l'opera di canonici regolari che seguivano la regola di sant'Agostino venendo quindi a costituire l'origine della congregazione ospedaliera dei Canonici del Gran san Bernardo, aiutati nelle loro ricerche da cani addestrati appositamente o cani di san Bernardo, una razza particolarmente ben adattata alla montagna.
San Bernardo sarebbe morto a Novara nel 1081 durante un viaggio venendo ivi sepolto e parte delle sue ossa si custodirebbero nel Duomo di Novara all'interno di due reliquiari e di un busto del santo.